Valentino Garavani: l’ultimo imperatore della moda
Un ricordo affettuoso, una storia straordinaria, un’eredità che non svanirà mai
Quando il 19 gennaio 2026 la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti ha annunciato che lo stilista si era spento serenamente nella sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari, il mondo della moda si è fermato per un istante. La notizia, riportata da testate come
Sky TG24, ha subito assunto il peso di un evento epocale: non era morto solo un couturier, ma un simbolo dell’eleganza italiana, un uomo che aveva trasformato la moda in un linguaggio universale fatto di bellezza, disciplina e poesia.
Valentino Garavani aveva 93 anni. Eppure, fino all’ultimo, la sua figura era rimasta intatta nell’immaginario collettivo: impeccabile, raffinata, quasi scultorea. La sua scomparsa ha segnato la fine di un’epoca, come ha sottolineato anche
Avvenire, parlando di “chiusura di un ciclo per la moda italiana” e ricordando come Valentino fosse uno dei marchi che più hanno contribuito a rendere grande il nostro Paese nel mondo.
Un ragazzo di Voghera che sognava Parigi
Valentino Clemente Ludovico Garavani nasce a Voghera nel 1932. È un bambino affascinato dal disegno, dai colori, dalle forme. Cresce in una famiglia normale, ma con un talento che normale non è. Da giovanissimo si trasferisce a Parigi, dove studia all’École de la Chambre Syndicale de la Couture, un luogo che gli insegna la disciplina, la precisione e la sacralità del gesto sartoriale.
Quando rientra in Italia, negli anni ’50, porta con sé un bagaglio culturale e tecnico che nessun altro possiede. Roma lo accoglie nel pieno della Dolce Vita, e lui, con un coraggio che oggi definiremmo visionario, apre il suo atelier in Via dei Condotti. È il 1959. Nessuno può immaginare che quel giovane stilista diventerà, di lì a poco, l’ultimo imperatore della moda.
Gli anni della Dolce Vita e la nascita del mito
Gli anni ’60 e ’70 sono il periodo in cui Valentino diventa Valentino. Roma è un set cinematografico a cielo aperto, e il suo atelier diventa un punto di riferimento per attrici, aristocratiche, first ladies, donne che vogliono essere viste, ricordate, celebrate.
Elizabeth Taylor, Sophia Loren, Audrey Hepburn, la principessa Margaret, la regina Paola del Belgio: tutte passano da lui. Ma è Jackie Kennedy a consacrarlo definitivamente, scegliendo un suo abito per il matrimonio con Onassis. Da quel momento, Valentino non è più solo uno stilista: è un’istituzione.
È in questi anni che nasce il Rosso Valentino, una tonalità di rosso brillante, teatrale, magnetica. Non un colore, ma un manifesto. Un simbolo di femminilità, potere e presenza scenica.
Il brand Valentino: un impero costruito sulla bellezza
Negli anni ’80 e ’90 la maison Valentino diventa un impero globale. Le boutique si moltiplicano, Hollywood lo adora, i red carpet diventano passerelle spontanee delle sue creazioni. Il suo stile è riconoscibile ovunque: linee pulite, romanticismo moderno, ricami preziosi, silhouette scultoree.
Il documentario Valentino: The Last Emperor del 2008 racconta perfettamente questo mondo fatto di perfezione, disciplina e amore assoluto per il mestiere. Non è un caso che la stampa internazionale continui a definirlo “l’ultimo imperatore”.
L’uomo dietro il mito
Dietro l’eleganza impeccabile, Valentino era un uomo ironico, raffinato, profondamente legato al concetto di bellezza. “Amo la bellezza, non è colpa mia”, diceva spesso. Ed era vero.
Il suo rapporto con Giancarlo Giammetti, socio e compagno di vita per dodici anni, è stato uno dei più longevi e influenti della storia della moda. Insieme hanno costruito un impero, un’estetica, un’eredità culturale.
Negli ultimi anni, accanto a lui c’era anche Vernon Bruce Hoeksema, il compagno che, come riportato da
Libero e Corriere della Sera, è apparso “devastato” all’uscita dalla camera ardente, ricordando pubblicamente i loro quarantatré anni di vita condivisa.
La scomparsa: un addio che ha commosso il mondo
La notizia della sua morte è stata diffusa dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, che ha comunicato che lo stilista si è spento “nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari”.
La camera ardente è stata allestita a Palazzo Mignanelli, sede storica della maison, mentre i funerali si sono tenuti presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Un addio solenne, elegante, degno della sua figura.
La stampa internazionale ha sottolineato come la sua morte rappresenti la fine di un’epoca.
Avvenire ha parlato di “chiusura di un ciclo”, mentre Gazzetta.it ha ricordato come Valentino fosse “un simbolo assoluto di eleganza, disciplina e bellezza”.
Un patrimonio immenso, un’eredità ancora più grande
Secondo quanto riportato da Libero Magazine, il patrimonio personale di Valentino superava il miliardo di euro, comprendendo residenze a Roma, Londra, New York, un castello in Francia, uno yacht da 47 metri e una collezione d’arte multimilionaria.
Ma il suo vero lascito non è materiale. È culturale. È estetico. È emotivo.
- Ha ridefinito il concetto di glamour.
- Ha ispirato generazioni di stilisti con una visione estetica unica.
Valentino ha creato un linguaggio estetico riconoscibile ovunque, un’idea di femminilità che non passa mai di moda.
L’eredità nel mondo del vintage
Per un blog come Très Chic Vintage, Valentino rappresenta un punto di riferimento assoluto. Le sue creazioni vintage sono tra le più ricercate al mondo.
- Abiti couture in chiffon, seta, pizzo.
- Pezzi da red carpet diventati iconici.
Il valore dei suoi abiti non è solo economico, ma storico. Ogni pezzo racconta un’epoca, una visione, un’idea di bellezza che oggi sembra quasi perduta.
Conclusione: Valentino non muore. Valentino resta.
Valentino Garavani non è stato solo uno stilista. È stato un poeta della moda. Un architetto della bellezza. Un custode dell’eleganza italiana.
La sua morte segna la fine di un’epoca, ma il suo lascito continua a vivere nei suoi abiti, nel suo rosso iconico, nel brand che porta il suo nome, nei ricordi di chi lo ha amato e ammirato, nella storia della moda mondiale.
Valentino non ha solo vestito le donne. Le ha celebrate. Le ha elevate. Le ha rese immortali.
E per questo, non verrà mai dimenticato.


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